CRITICA

Nella grande e sovente anonima molteplicità di linguaggi dell'arte contemporanea, le immagini di Sebastiano Fantozzi si distinguono per l'autenticità, la spontaneità e la velocità. Tre aspetti in lui complementari e subitaneamente riconoscibili. Se è vero che la linea afferma la vita e afferma l'arte, ma che il compito supremo dell'arte è rendere eterno l'uomo, e che, parimenti, di fronte all'arte il tempo non può fare il suo corso, giacché ciò che è moderno è tale perché è degno di diventare antico, di essere trasmesso oltre la stagione cui appartiene, possiamo ineludibilmente affermare che Sebastiano Fantozzi ha già vinto la sua battaglia contro il tempo, si è schierato con ciò che è stabile contro ciò che è effimero, per non cedere alle facili emozioni, agli equivoci dei sentimenti, al sonno della ragione, per dipingere l'istinto, non d'istinto.

L'uomo è migliore delle sue azioni, nel pensiero politico e poetico di Sebastiano Fantozzi; e le sue colpe sono emergenze che non disturbano, alla fine, l'armonia del mondo. Ed è questa che gli interessa. Così con un pensiero profondo egli affronta la realtà, ma anche con l'euforia leggera e il segno rapido e infallibile di un De Pisis aggiornato sull'immagine più crudele di uno Schifano.

In questo equilibrio si stabilisce il ritmo inconfondibile, continuo, di Sebastiano Fantozzi, in una "durata" inesauribile. Inutile chiedersi quanta resistenza abbia questa durata una volta che si è detto quanto distante sia questo inconfondibile artista molisano dalle mode e dall'esigenza di adeguarsi a una tendenza o a un gusto. Sebastiano Fantozzi è naturalmente artista e in tal modo trasforma i severi in benigni e le sofferenze in gioie. Meritate.

Andrea Diprè

Guarda il video integrale dell'intervista a Sebastiano Fantozzi realizzata dal critico d'arte Andrea Diprè.